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infermieri italiani nel mondo

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Mancato rispetto direttiva UE in Francia

schermata-2016-12-21-alle-19-41-26La delegazione Europea dell’associazione ha chiesto un incontro urgente con l’Ordine degli infermieri di Parigi dopo alcune segnalazioni di mancato riconoscimento automatico dei diplomi conseguiti in Italia.  Il coordinatore dott. de Leitenburg ha denunciato un atto di vessazione e di non rispetto della direttiva 36/2005 che impone il riconoscimento automatico dei diplomi. Gli infermieri italiani non possono essere sottoposti a misure compensative per esercitare nell’UE.  L’unica prova ammessa è relativa alla conoscenza linguistica ma non sulle competenze.
Infermieri Italiani nel mondo ha immediatamente attivato il punto di contatto dell’Unione Europea presso la presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma ela federazione Ipasvi non esclude di presentare un esposto al ministero della sanità francese e italiano per denunciare gli atti di discriminazione contro gli infermieri italiani. Dal sito dell’ONI di Parigi, si evince che il non rispetto della normativa europea è un atto codificato.
Infermieri nel mondo invita i colleghi che eventiualmente sono stati vittima di questa vessazione a scrivere una mail descrivendo i fatti all’ndirizzo ue@infermierinelmondo.it

 

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Un esperienza in UK

Buongiorno a tutti

Sono un’infermiera italiana che da circa un anno e mezzo vive e lavora in Inghilterra. La mia storia è molto semplice o forse complicata non saprei! Mi sono laureata il 30 ottobre 2014 quindi esattamente 2 anni fa! Bellissima festa ma la domanda del cazzo di tutti era sempre la stessa “e adesso?”. Si… e adesso? Perché ora non hai manco tempo di bere l’ultimo bicchiere di spumante del “tuo giorno” che devi già trovare la maniera di strisciare o leccare il culo di qualche clinica privata per cominciare a lavorare o gettarti nel sito di concorsi.it per cercare i concorsi aperti (non solo nella tua regione…ma in tutta Italia!). Ed è già tutto in salita. 200 euro al collegio IPASVI per suo “durissimo” lavoro.  Si sono ironica… perché dal mio punto di vista un Collegio non può permettere che degli infermieri, dopo aver affrontato un test di ammissione per l’università, 180 crediti universitari ed un esame di Stato prima della laurea, restino senza lavoro.

Dopo la laurea e svariati mesi di “depressione post-laurea” ho deciso di seguire il consiglio di una collega e di buttarmi in un’esperienza oltre La Manica.  Tutti penseranno “Eh va beh, almeno sei stata fortunata che l’inglese lo sapevi!” No! Perché chi mi conosce bene sa che il mio inglese era uno dei peggiori al ritiro bagagli dell’aeroporto London Gatwick!

Decido così questa volta, invece di cercare in un sito di concorsi, di digitare www.medacs.com.  La “Medacs” è una delle centinaia di agenzie che si occupa del reclutamento del personale sanitario, non solo in UK, ma anche in altri paesi del mondo. La procedura è stata molto semplice: ho compilato i miei dati e inviato il mio cv in inglese all’agenzia, la quale, dopo circa mezz’ora, ha fatto squillare il mio cellulare.  Mi hanno chiesto alcune semplici informazioni via telefono e mi hanno fissato un colloquio per un ospedale pubblico la settimana seguente a Milano.  A Milano ho svolto un semplice test scritto e un colloquio orale con un manager ed una caposala (quella che un giorno sarebbe diventata la mia).  Le domande inizialmente sono più personali “chi sei?, quanti anni hai?  quali sono i tuoi hobby? ”, e poi più professionali “dove hai studiato?, perché hai deciso di fare questo colloquio?, qual è il tuo reparto preferito?” fino a terminare con dei scenari clinici “cosa faresti se o in caso di…?”. Domande molto semplici, che danno la possibilità un po’ a tutti di rispondere. Al temine del colloquio hanno così deciso di offrirmi un’opportunità nel loro reparto di traumatologia! Ero felice ma contemporaneamente triste.  Forse perché, in fondo, la mia bella Italia, non la volevo lasciare.

Decido comunque di accettare l’offerta e iniziare le infinite pratiche per il trasferimento. I documenti da preparare in effetti sono parecchi (referenze lavorative, certificato di nascita, certificazione del diploma di laurea, carichi pendenti, tabellario giudiziario ecce cc) e purtroppo l’agenzia non ti da una mano nella loro preparazione. Fortunatamente su youtube ci sono molti video tutorial che danno una mano con le pratiche d’iscrizione al famoso NMC (albo inglese degli infermieri).

Dopo circa 2 mesi e un centinaio di esaurimenti nervosi per la poca chiarezza dei documenti richiesti dell’agenzia e dall’NMC, ero in un aereo Easyjet direzione Londra. Al mio arrivo in aeroporto l’agenzia ha prenotato un taxi per portarmi a Salisbury, la mia città.  Ero da sola ma, arrivata, ho scoperto che gli infermieri italiani presenti erano più di una trentina, la maggior parte gentili, disponibili a darti una mano, asciugarti le lacrime del viaggio e preparanti il primo piatto di pasta in territorio inglese.  Dopo 2 settimane di “induction” (cioè di corsi per l’introduzione al reparto) io e un altro gruppo di 5/6 infermieri italiani eravamo pronti (per così dire) al primo turno in reparto.

Io, in particolare, sono stata affiancata inizialmente alla mia junior sister.  Una “sister” in Inghilterra è la caposala; di solito in reparto sono due o tre: una senior e due junior. Gli altri miei colleghi sono infermieri comuni in reparto.  Altre figure che si possono trovare interne al reparto sono i “nursing assistant” o “health care assistant” (i così detti oss inglesi) e gli infermieri specializzati (nel mio caso 2 infermieri ortopedici) che non si occupano direttamente dell’assistenza al paziente ma affiancano di più il medico.   In casi particolari si ha modo di collaborare con altre figure invece esterne al reparto (e non sto parlando di medici) come ad esempio i “doctor assistant” (oss che hanno svolto un corso per i prelievi sanguigni e incannualazione e che sono quindi deputati alla raccolta degli esami al mattino o in caso di emergenza) e infermieri esterni al reparto, la così detta “consulenza infermieristica”, un miraggio per il nostro sistema italiano.  In particolare quelli che svolgono tale attività sono infermieri specializzati che mettono a disposizione le proprie conoscenze e competenze non a un solo reparto ma a più.  Ecco allora che si può collaborare con infermieri specializzati in medicazioni, in lesioni da pressione, nella gestione del dolore, o del paziente critico o con lesioni spinali.  Insomma tutto fantastico!  Molti si chiederanno: “Cavolo ma perché in Italia non siamo così, perché il mondo va avanti e il nostro sistema rimane indietro, perché tutti parlano di sta cazzo di “carierà” in UK?!”.  Vorrei cercare di dare una MIA risposta a tutto ciò.  Le conoscenze che in infermiere di base inglese ha rispetto ad un infermiere italiano, portoghese o spagnolo sono nettamente inferiori.  Nei 3 anni universitari inglesi sembra ci si concentri molto più sulla psicologia del paziente che sulla clinica, e i laboratori (o training) eseguiti sono sicuramente di numero inferiore e meno invasivi sul paziente.  Inoltre gli studenti inglesi sono PAGATI per svolgere la loro attività.  Ebbene si: tu che hai fatto 2000/3000 ore di tirocinio all’università italiana sfruttato, frustrato e non pagato non hai letto male!  PAGATI! Ecco allora perché i training da eseguire nel post laurea sono molti.  Molti miei colleghi italiani si lamentano perché i corsi da svolgere prima di entrare in reparto o anche dopo aver cominciato a lavorare sono noiosi perché cose dette e ridette all’università. In verità penso che in questo modo l’ospedale per cui stiamo lavorando voglia mettere una linea di base comune a tutti quanti: inglesi, italiani, portoghesi, spagnoli, greci, filippini, indiani, polacchi e rumeni.  Non è semplice far lavorare TUTTI questi infermieri di TUTTE queste nazionalità TUTTI insieme non credete?  E non è altrettanto bello imparare qualcosa di nuovo da loro?  Poi sta alla volontà del singolo se progredire la propria carriera e specializzarsi in qualcosa o meno.  Questo nel sistema sanitario in Italia forse non è applicabile.  Forse perché servirebbe una riforma dell’università infermieristica italiana.  Magari diluendo di più i programmi. E qua tutti quelli che leggono si fermeranno e penseranno: “Che gran cazzata, sta qua sta parlando di tornare indietro invece di andare avanti”.  Si forse è vero.  Forse è una stupida opinione di una 24enne appena sbarcata nel proprio posto di lavoro e nemmeno in Italia.  Ma, obbiettivamente, come facciamo a specializzarci se vogliamo ogni volta fare i TUTTOLOGI?  Non possiamo sapere tutto e volere pure una specializzazione.  Se sappiamo tutto perché lavoriamo?!  Non sarebbe preferibile cambiare il sistema alla radice?  Probabilmente per molti di voi la risposta sarebbe un “No” e lo sarebbe anche quella del Ministero dell’Istruzione e della Salute. Il perché di quest’ultima affermazione? Semplice. I training all’università li paghiamo noi, fuori li pagano (non sempre) loro.

Ma torniamo all’Inghilterra. Al mio primo turno. Entro in reparto un po’ spaesata e impaurita. Talmente scoraggiata che persino il misurare una pressione mi diventa imbarazzante e difficile. Sono stata affiancata il primo giorno alla mia junior sister Kate, la quale sembra molto simpatica e disponibile a insegnarmi come muovere i miei primi passi. È così che comincio anche a venire a conoscenza delle prime “scartoffie” inglesi. Eh si. Ci lamentiamo che noi in italia siamo sommersi da fogli ma non avete idea di cosa sia la documentazione in UK! Tutto quello che viene eseguito nel paziente viene rigorosamente documentato in apposite “chart”. C’è da dire che purtroppo il mio ospedale utilizza ancora il sistema cartaceo o non quello computerizzato ma il principio resta sempre lo stesso: DOCUMENTARE. Perché è nel diritto degli altri professionisti che collaborano con te e del cliente “sapere”.  Eccolo allora che vengo a conoscenza di:”drug chart”, “diabetic chart”, “slaiding scale”, “obs chart”, “neuro obs chart”, “neural obs chart”, “csm’s chart”, fluid chart, “skin bandle”, “intetional rounding”, “stool chart”, “daily surgical management plan” e chi più ne ha più ne metta.  C’è molto da imparare e tutto in un’altra lingua.  I protocolli da interiorizzare sono anche molti.  Ecco: anche questa storia dei “protocolli” spaventa tutti!  Io non ci trovo niente di sbagliato nell’avere un punto di riferimento per la gestione di un particolare paziente, in particolare contesto, in una particolare situazione.  È così sbagliato? T oglie così tanta autonomia al professionista avere un protocollo aggiornato con le più recenti linee guida? In alcuni casi si, in altri no.  A me, che ero neolaureata, hanno dato la possibilità di imparare meglio e in autonomia la gestione dei pazienti senza cadere nell’errore.

Un’altra figura di cui vorrei parlare è il “nurse in charge” ossia la persona che è in carico del reparto.  Di solito questo ruolo viene svolto dalla senior sister o dalla junior sister.  Ma in alcuni casi, quando queste vengono a mancare, la nurse più esperta prende le redini del reparto.  È utile nel gestire i rapporti con i dottori e i famigliari e in particolare modo con il “Site”.  Il Site è un infermiere con capacità di coordinamento che coordina la distribuzione delle risorse sia dal punto di vista dei pazienti che del personale.  Per spiegare meglio farò qualche esempio.  Noi in Italia siamo abituati che, se in un reparto ci sono degli infermieri in malattia, semplicemente ci si fa di più il culo e ci si da una mano a vicenda mentre in Inghilterra non è sempre così: si avvisa il Site ,il quale, provvederà a colmare questa mancanza con un altro infermiere proveniente da un altro reparto.  Suona strano e ingiusto che un infermiere (che potresti essere anche tu) venga mandato in un altro reparto, eppure questo garantisce una miglior distribuzione delle risorse.  Un altro esempio?  In Italia, in alcune strutture e ospedali, siamo abituati ai famosi “letti bis”; in Inghilterra per il principio del “infection controll” (controllo delle infezioni) non esiste.  Il paziente semplicemente viene mandato in altro reparto, privilegiando un reparto chirurgico se il paziente è chirurgico, un reparto medico se il paziente è medico. A voi sembra assurdo? Per me funziona.

Molti di voi lettori ora penseranno: “Grazie della romanzina che si lavora meglio all’estero, sei la classica che se ne vanta!”. Non è così. Non è tutto oro quello che luccica in UK. Partiamo dalla cosa che a tutti noi interessa: lo stipendio. Si parla molto degli stipendi degli infermieri inglesi. Sono tra i più alti in Europa è vero, ma si deve fare i conti con le tasse e il caro vita. Tutti convertono le sterline in euro e pensano che guadagneranno molto.  Mi dispiace distruggervi il sogno ma lo dispendio base da band 5 di un infermiere inglese può quasi essere paragonato ad uno di un infermiere italiano categoria D in Italia.  Inoltre in molti casi il semplice infermiere inglese non affianca il medico come gli specializzati.  Questo in qualche modo, a mio parere, spezza la continuità delle cure nel paziente e pone ostacoli alla comunicazione tra medico-infermiere.

Un’altra cosa di cui vorrei parlare è della tecnica di gestione di alcuni presidi.  Un classico esempio che non mi stanco mai di fare ai miei colleghi è quello della gestione del catetere vescicale. Posizionato senza disinfezione del sito prima, aperto-chiuso-aperto-chiuso mille volte dopo. Risultato?  Decine di pazienti con infezioni urinarie. Questo è solo un piccolo esempio ma il principio del “ma chi se ne frega della sterilità” si estende molte volte anche alle protesi d’anca, causando non così piacevoli infezioni e quindi prolungamento della degenza ospedaliera. Quest’ultima è un’altra cosa di cui vorrei parlare. I pazienti che terminano il loro percorso di cure ospedaliere e sono quindi pronti per la dimissione posso usufruire o del “pacchetto per la cura” (cure domiciliari), o dell’ospedale di comunità, o del “letto intermediario” (brutta traduzione ma è dal mio punto di vista paragonabile alla nostra RSA) o della casa di riposo. Ovviamente tutto dipende dalle necessità del paziente e dal supporto della famiglia (e fidatevi che gli inglesi molte volte non offrono molto supporto!). Le sister cercano in tutti i modi di soddisfare i propri clienti ma in alcuni casi è proprio difficile, non perché non si trova la struttura che li accolta ma perché loro stessi si rifiutano di andarvi. Risultato? Aumento dei tempi di degenza e delle spese! Se a tutto questo aggiungete che molti inglesi (non tutti ovviamente) sono pazienti molto difficili da soddisfare, capite come il tutto divenga molto stressante per gli english nurses che si vedono pazienti restare in reparto per 2/3/4/5 mesi!!!!!

Vorrei parlare ancora molto del NHS, come ad esempio le diete inesistenti o assurde che vengono seguite in reparto dai pazienti, dei modi bruschi, talvolta razzist,i degli inglesi, ma forse mi sto dilungando troppo.

Concludo dicendo che non è tutto oro quello che luccica in UK ma non è nemmeno tutto nero come ne parlano alcuni; quindi il mio consiglio per i giovani e anche non più giovani colleghi è: andate, vedete, imparate, provate e tornate!  Prendete ciò che di buono c’è dal resto dell’Europa e del mondo e poi tornate, portando tutto quello che di meglio avete imparato con voi.  Fatelo per i vostri colleghi, per i vostri pazienti ma soprattutto per voi stessi e per la vostra pratica.

Chiedo scusa a mia madre e spero di non ferire la sensibilità di nessuno con le mie parolacce e che l’amministratore a cui consegnerò questo articolo le censuri! 😀 Ma in questo articolo c’è un po’ di rabbia per come stanno andando le cose in Italia, nel nostro sistema sanitario in particolar modo.

Alcuni miei colleghi penseranno che son pazza a tornare in Italia (che non mi ha dato nulla) con un lavoro a tempo indeterminato qui. Ma la verità è che l’Italia è bella ed il clima che c’è nella mia città, il profumo della mia città non sarà mai come quello in UK. Cosa c’è di più bello di stare con la propria famiglia, con i propri nonni e i propri genitori mentre invecchiano, assisterli e cercare di dare loro in cambio tutto quello che ci hanno offerto quando eravamo piccoli senza che nessuno lo faccia per noi, senza nulla in cambio, con la semplicità e la naturalezza con cui l’ha fatto loro. Non è forse il sentimento del “prendersi cura” e di “aiuto” verso gli altri che ci ha fatto diventare prima di tutto infermieri?

S.

Infermieri in… Svizzera

Round glossy icon of Switzerland

Lavorare in Svizzera, è per molti un sogno di realizzazione economica.  È risaputo che si guadagna bene.  La formazione in svizzera si sviluppa su un doppio binario: l’università professionale e le scuole regionali.  Esistono varie passerelle per le professioni di supporto, al fine di divenire infermieri.  Il riconoscimento sociale per l’infermiere è abbastanza buono.

Il sistema sanitario
Il sistema sanitario svizzero è di tipo privatistico.  Tutti i cittadini devono essere coperti da una assicurazione privata. I poveri ed i disoccupati sono coperti da una assicurazione statale (diretta  in forma di sussidio).logo
Non esiste un ordine professionale: gli infermieri si riconoscono inuma associazione nazionale l’ASI-SBK.   In Svizzera gli infermieri possono conseguire alcune specializzazioni post diploma. Dopo l’applicazione del processo di Bologna i titoli post diploma (laurea triennale) è quello di «esperto».  Le aree di specializzazione sono Anestesia, sala operatoria, cure intense, cure urgenti, geriatria, psichiatria, salute pubblica, gestione e management.  Queste sono le principali che hanno un riconoscimento economico formale, ma ci sono altre formazioni che hanno un riconoscimento economico non formale.

Formazione dell’infermiere
Il sistema formativo viaggia ancora sul doppio binario.  Una filiera universitaria con il conseguimento di un «Bachelor» corrispondente alla nostra laurea (oggi è la via principale) ed una serie di corsi per le professioni medico sociali e tecniche (come il personale di supporto).
Le formazioni post diploma sono sviluppate nelle università e nelle scuole superiori di sanità (comunque affiliate ad una università) ed hanno durata variabile. Anestesia e SalaOperatoria durano 2 anni. Il management si sviluppa su più livelli : un «mezzo master» di 30 ECTS o un Master di 60 ECTS.

Compensi
I compensi in svizzera sono moto interessanti e appetibili.  Sicuramente più del doppio ed anche il triplo di quanto si percepisce in Italia.  La Svizzera è un paese federale e, da cantone a cantone vi sono compensi differenti, comunque significanti. Tra i diversi cantoni vi sono differenze di orari; a titolo esemplificativo, in Ticino le ore di lavoro settimanale sono 40 e nel canton Ginevra 42. Ogni Cantone è a se ma il range è 40-42.  Ogni mese entreranno nelle vostre tasche, circa 4200 CHF netti (4000 EUR al cambio attuale) ad inizio carriera.  In alcuni cantoni la certificazione di una lingua nazionale (DE-FR-IT) corrisponde ad un incentivo economico.  Ogni mese vi trattengono dal salario, circa 800 EUR di tasse a seguito di un accordo con la UE: le imposte alla fonte.
Non c’è molta differenza tra pubblico e privato. Un contratto a tempo determinato o indeterminato, poco differisce.  Se devono licenziarvi lo fanno velocemente e non ci sono tante tutele.  L’assistenza domiciliare è svolta da infermieri libero professionisti indipendenti o raggruppati in società di assistenza.  I guadagni sono importanti.

Riconoscimento e registrazione dei titoli professionali
 swr-1066edb1 La Svizzera è un paese federato all’UE;  vi sono innumerevoli accordi per la libera circolazione dei professionisti.  Per lavorare in Svizzera, fate una copia autentica del vostro diploma presso un ufficio comunale (costa pochi franchi) ed inviate il  tutto alla Croce Rossa Svizzera, che è l’ente pubblico deputato a registrare i diplomi esteri.  Fate tutto per posta e telefono e lo riceverete entro tre mesi e costa circa 600 CHF.  Non abbiate paura potrete lavorare nel contempo, vi pagheranno un po’ meno ed appena otterrete il certificato di riconoscimento vi daranno la differenza.  Oltre al riconoscimento dovrete fare un permesso di soggiorno.  Informatevi presso il commissariato di polizia cantonale:  per le professioni sanitarie viene concesso senza troppi problemi.

AL

Infermieri in …. Francia

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Lavorare in Francia, per un infermiere italiano è abbastanza semplice visto che si tratta di un paese UE.  Le linee di formazione sono più o meno le stesse.  Qui l’infermiere ha un po’ meno autonomia rispetto all’Italia; ossia esiste un mansionario per professione.  È considerato ancora una professione paramedica -cosa che in Italia farebbe rabbrividire. Continue reading “Infermieri in …. Francia”

Studio sul Mobbing in Sanità

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Lo studio sul Mobbing in Sanità  vuole analizzare il problema del mobbing sul posto di lavoro: le razioni nostre e le reazioni di chi sta vicino a noi. Invitiamo tutti gli operatori del mondo sanità a rispondere alle poche domande.
I risultati verranno pubblicati
tra maggio e giugno.

Qui possiamo rispondere alla breve intervista

perché “Infermieri italiani nel mondo”

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I giovani italiani che si spostano all’estero sono sempre più. La capacità ad adattarsi e la buona formazione che le università italiane danno agli infermieri sono il miglior biglietto da visita che possiamo presentare all’estero.  Inghilterra, Germania, Svizzera, Svezia Francia, Stati Uniti sono le principali mete dei giovani provenienti dal Belpaese.

L’associazione nasce dalla volontà di mutuo soccorso con i colleghi che lasciano la penisola, per solidarietà umana e pratica ai colleghi e non meno importante per approfondire ed aiutare le tematiche della professione dal nostro punto di vista.  Non sempre, nel mondo, agli infermieri viene riconosciuto una formazione ed un sapere adeguati e di conseguenza anche lo statuto lavorativo che meritano.

Quali sono i problemi dell’assistenza, come si affrontano tali problematiche negli altri paesi ? Che possibilità di approfondimento abbiamo ?  Come possiamo integrare la nostra formazione con le formazioni continue e post base presenti in talune nazioni ?

Ricerca infermieristica :  questa sconosciuta! Fare ricerca è tanto difficile ?  Quali gli strumenti e le potenzialità degli strumenti che abbiamo a disposizione.

Quali sono i nostri diritti in Europa e nel mondo ?

Vogliamo essere un po’ tutto questo.  Vogliamo scambiare opinioni e conoscenze acquisite nelle nostre esperienze nel mondo.

 

AL

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Un infermiere in Svezia

Da un piccolo ospedale ligure al Karolinska Hospital

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